Molti mi chiedono: “Ti manca il tendone di Bake off?” La risposta, ovviamente è sì. L’ansia del non sapere, la tensione, la possibilità di poter esprimere sé stessi, la libertà di poter creare “nei limiti del tempo tiranno” e le amicizie che si creano sono solo alcune delle caratteriste di questo programma. Ma torniamo alle origini. Per partecipare basta inviare la candidatura online e sperare di essere richiamati dalla redazione. Una volta ricevuta la chiamata, iniziano una serie di provini dove bisogna portare un dolce già fatto. Io non lo dimenticherò mai, vivevo a Rimini e dovevo salire a Milano per andare a questo benedetto provino. Necessitavo di una cucina e di un forno per realizzare il mio dolce, mi ero accordato con un amico di mia sorella, che viveva a Milano, ma all’improvviso ha avuto un contrattempo. Un angelo caduto dal cielo, nonché mia più cara amica Raffaella, mi ha prestato la sua cucina e il suo forno; così ho preparato delle monoporzioni di Apple Pie e di Lemon meringue pie, presentate in un cestino da picnic.

Buonissime e abbastanza carine, ho superato le varie fasi fino alla firma del contratto e alla convocazione ufficiale dei 50 pasticceri amatoriali a Villa Annoni. Anche al super casting i 50 pasticceri dovevano portare un dolce già pronto e da questo momento iniziarono una serie di sfortunati eventi. Armato di uno zaino con solo due cambi e una valigia piena di ingredienti e strumenti di pasticceria, ho preso l’aereo Catania/Bologna per andare dai miei zii. Arrivato a Modena ho iniziato a preparare le mie frolle (vaniglia, cocco e cacao), le creme, meglio curd, al limone, arancia e mela verde e la meringa all’italiana. Passata la notte a Modena, nella mattinata presi il treno per Milano, ho pranzato da altri zii, e sistemato le preparazioni in frigo sono andato a letto sereno e tranquillo. Era il grande giorno. Preparata la borsa frigo, sistemato il ciuffo e indossato le mie bellissime slipper con il pelo, in stazione Garibaldi mi aspettava il bus per villa Annoni. Arrivato li, inizio a farcire le mie frolle con le creme e una volta aperta la schiscetta con la meringa, questa era completamente smontata. Entrai in panico? Diciamo di sì ma sempre in maniera composta e aggraziata, anche se dentro di me urlavo di disperazione. C’erano 49 nemici che mi guardavano, che guardavano le mie scarpe di Gucci con il pelo e che erano sicuri che le mie crostatine fossero brutte. Erano brutte? Diciamo che non erano il massimo della bellezza ma il gusto, posso assicurarvi era fenomenale. Finita questa serie di sfortunati eventi, il giudice Clelia D’Onofrio poggia sul mio dolce la ciliegina e così passo la prima fase. Siamo rimasti in 30 pasticceri, divisi in 3 squadre che dovevano affrontare tre diverse prove tecniche. Le tre basi della pasticceria italiana: Pan di spagna, pasta frolla e pasta choux. In 60 min dovevo preparare il rotolo zuppa inglese e zabaione più buono della mia vita. Avevo mai fatto lo zabaione? No. Avevo mai fatto un rotolo alla zuppa inglese? No, ma anche la seconda prova è andata bene. Eliminate 9 persone, siamo rimasti in 21, ma solo 16 pasticceri sarebbero entrati sotto il tendendo di Bake off Italia. Ultima prova “La flower cake” una torta che doveva contenere dei fiori. Dalla forma, al gusto, alla decorazione, alle essenze, libera interpretazione. Decisi di fare una sponge cake alla vaniglia con all’interno uno strato crema diplomatica e uno di crema ai lamponi; ricoprire la torta con la pasta di zucchero bianca e poi dipingere delle rose.

Idea fantastica se non fosse per il fatto che improvvisamente, scompare una delle due ciotole contenenti la mia crema pasticcera. Panico? Si ma sempre composto e aggraziato, anche se dentro di me avrei voluto uccidere qualcuno o lanciare la planetaria contro un albero del giardino. Scarto le idee delle due farciture e preparo solo la crema diplomatica, la purea di lamponi, l’ho reinventata come coulis da servire separatamente alla torta, come salsa d’accompagnamento. Non per vantarmi o per pavoneggiarmi ma la mia torta era così bella che non avrei voluto tagliarla, una bomboniera. Applausi, applausi e standing ovation sento il mio nome tra i 16 pasticceri amatoriali d’Italia e da lì la corsa verso il tendone di Bake Off. L’avventura stava per iniziare.

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